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GIUDICI ONORARI, CONSULENZE TECNICHE, PSICOLOGIA NELLA GIUSTIZIA MINORILE.
Dott.ssa Roberta Bommassar*

Le considerazioni che seguiranno rappresentano la sistematizzazione di un intervento che è stato presentato all'interno di un incontro di lavoro che l'Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia ha organizzato a Trieste il 9 e 10 febbraio 2001.



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Dott. Mario Santini - Giudice onorario del T.M. di Firenze

Il Tribunale per i minori ha una funzione specifica ed una struttura funzionale idonea alla funzione. Funzione e struttura hanno sia una validazione storica sia una giustificazione nell'attualità. Qualsiasi riforma possibile non può essere che caratterizzata da procedimenti atti a rendere più efficace l'esistente, qualificando e riqualificando i giudici togati ed i giudici onorari per esprimere nella complementarietà dei saperi  la specificità del "giudice minorile".-



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Dott.ssa Pina Cucco, Giudice onorario presso il T.M. di Salerno

Vorrei far precedere ,d alcune considerazioni sul ruolo e le competenze del giudice onorario,una riflessione di carattere più generale sui rapporti che caratterizzano il Tribunale per i minorenni con il Territorio che presiede, perché ritengo che da queste relazioni  discendano il significato e l’identità del G.O.



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Giudice-Psicologo: tribunali per i minorenni nella bufera
Dott.ssa Gemma Rota Surra*

I. Premessa

Varie istituzioni e servizi sono preposti alla cura, alla tutela e all’educazione dei minori, e tutti coloro che operano in questi settori sono da tempo interessati a una riforma giudiziaria seria, che tenga conto di quanto sia cambiato in questi ultimi anni non solo nel mondo della giustizia, ma nell’intera società civile.




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Informazioni, indicazioni e suggerimenti ai servizi socio assistenziali e sanitari delle Regioni Piemonte e Valle d’Aosta in ordine alla tutela giudiziaria dei minori

(a cura della Corte d’Appello , Tribunale e Procura minorenni di Torino)

Il documento che viene presentato è quello inviato da parte degli Uffici giudiziari minorili agli assessori regionali alla sanità e ai servizi sociali delle Regioni Piemonte e Valle d'Aosta.

 



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Seminario di studio organizzato dall'AIMMF- Zona Nord

"Rilevazione e confronto sulle prassi degli Uffici giudiziari, in relazione ad alcuni nodi critici del diritto e della procedura civile minorile"

Castiglione delle Stiviere, 22 e 23 maggio 2004

IL RUOLO DEL PM NELLE PROCEDURE CIVILI MINORILI
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Valentina Sellaroli* -

Per anni il ruolo del PM nell’ambito delle procedure civili minorili è stato appiattito su quello che svolgeva il PM ordinario che interveniva nei procedimenti in tema di persone e famiglia, ove la legge prevedesse detta partecipazione: un intervento meramente formale, assolutamente estraneo ad un vero ruolo partecipativo e/o informativo e totalmente avulso da uno scopo particolare, fosse questo di tipo sostanziale o meramente giuridico-formale. Insomma, una mera presenza assistenza alle udienze o un mero parere all’esito di procedimenti cui non aveva partecipato e di cui “leggeva” spesso solo il trasposto cartaceo.



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Petizione per una più estesa applicazione della Convenzione di Strasburgo sull’esercizio dei diritti dei minori nell’ordinamento giuridico italiano

Documento a seguito del Convegno UNICEF del 29 aprile 2004 "LA PAROLA AI BAMBINI"

Premessa

Le associazioni, le ONG e i singoli sottoscrittori della presente petizione considerato

che l’art. 12 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia del 1989, ratificata dall’Italia con Legge n. 176 del 27 maggio 1991, obbliga gli Stati parti a garantire al minore capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa (art. 12.1) e che le opinioni del fanciullo debbano essere prese debitamente in considerazione, tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità.



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(La Gazzetta del Mezzogiorno del 2.4.2003)

NON IGNORATE L’ADOZIONE MITE

Che il numero dei bambini dichiarati adottabili e poi adottati sia andato notevolmente diminuendo negli ultimi anni è fatto abbastanza noto. Meno nota è invece l’entità del fenomeno, che sta assumendo proporzioni davvero clamorose, se confrontato all’aumento delle domande di adozione. Per rendersene conto basta rilevare, con riferimento alle sole province di Bari e Foggia (che costituiscono il distretto giudiziario di Bari), che a fronte delle 25 adozioni nazionali pronunziate nel 2001 e delle 18 del 2002 vi sono state negli stessi anni rispettivamente 406 e 481 domande di adozione: ben 844 famiglie (381 nel 2001 e 463 nel 2002) non hanno potuto quindi ottenere l’adozione, pur essendo state valutate positivamente, perché non vi erano bambini da adottare. È vero che molte coppie si orientano verso l’adozione internazionale, ma è anche vero che i costi di quest’ultima, che sono tuttora alti, spesso scoraggiano gli aspiranti adottanti.



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(La Gazzetta del Mezzogiorno del 18.2.2004)

L’adozione mite dà buoni frutti

L’adozione mite sei mesi dopo: dai primi mesi della su attuazione presso il nostro Tribunale scaturiscono alcune interessanti indicazioni.

1- La prima è che 30 minori non sono più ospiti di istituti assistenziali: di essi 12 sono rientrati nella loro famiglia (a seguito di pressante sollecitazione accompagnata da altri sostegni dei servizi sociali), 15 sono stati accolti in affidamento familiare da altrettante famiglie disponibili, 3 sono stati adottati. Inoltre sono state presentate 70 domande di adozione mite. Quando si consideri che il primo scopo di questa iniziativa è proprio quello di attuare la norma per cui il ricovero di minori in istituti deve essere superato entro il 31 dicembre 2006 mediante affidamento ad una famiglia e, ove ciò non sia possibile, mediante inserimento di comunità di tipo familiare, si può dire che è un risultato rispondente alle aspettative. Troppi infatti sono tuttora i bambini che trascorrono vari anni privi di quell’affetto familiare che il pur valido impegno del personale degli istituti non dà.



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“Abuso sui minori e giustizia degli adulti”

La pubblicazione di Save the Children dall’emblematico titolo “Abuso sui minori e giustizia degli adulti” rappresenta il risultato di un progetto Daphne che ha coinvolto le Save the Children di nove paesi dell’area europea (Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Islanda, Italia, Romania, Spagna e Svezia). Il rapporto prende in esame le modalità di tutela dei diritti del minore vittima di abuso sessuale nell’ambito dei procedimenti penali per verificare fino a che punto la prassi e le norme in vigore rispondono alle esigenze, ai diritti e alle capacità del minore.


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La Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli e la legge di ratifica (l. 20 marzo 2003 n. 77)
Luigi Fadiga*

1. La Raccomandazione 1121(1990) e le origini della Convenzione Del tutto in sordina, il 1° novembre scorso, la Convenzione Europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli fatta a Strasburgo il 25 gennaio 1996 e ratificata con legge 20 marzo 2003 n. 77, è finalmente entrata in vigore anche nel nostro Paese. Si tratta di un documento di grande importanza, suscettibile di introdurre negli ordinamenti degli Stati ratificanti incisive innovazioni talvolta anticipatrici del costume, e comunque sintomatiche dei profondi mutamenti in corso nei modelli familiari: meritevoli quindi, anche in Italia, di attenzione e di discussione.


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Gli interventi del Tribunale per i minorenni nelle situazioni di abuso sessuale sui minori: coordinamento con il procedimento penale e esigenze di sostegno alla vittima.

Cesare Castellani*

1. – Spetta al Tribunale per i minorenni il compito di disporre misure, di varia portata, a protezione del minore in presenza di condotte pregiudizievoli da parte degli esercenti la potestà genitoriale, tra le quali rientrano, in tutta evidenza, anche le violenze e gli abusi sessuali (artt. 330, 333 seg. c.c., art. 10 legge 4 maggio 1983 n. 184, modif. dalla legge 28 marzo 2001 n. 149).


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TRIBUNALE PER I MINORENNI PER L'EMILIA ROMAGNA IN BOLOGNA

Bologna, 9 dicembre 2003

A tutti i Giudici Togati ed Onorari

Oggetto: Messe alla prova e interventi ex art.27 del DL.vo 272/89 di attuazione del DPR 448/88 Cod. Proc. Pen. Minorile

L’art. 28 del CPP Min., nel prevedere la possibilità di sospendere il processo e mettere alla prova, dispone che “il giudice affida il minorenne ai servizi minorili dell’amministrazione della giustizia per lo svolgimento, anche in collaborazione con i servizi locali, delle opportune attività di osservazione, trattamento e sostegno”. In base all’art.27 delle disposizioni di attuazione: “il presidente del collegio riceve le relazioni dei servizi e ha il potere, delegabile ad altro componente del collegio, di sentire, senza formalità di procedura, gli operatori e il minorenne”.