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Lettera On. G. Pecorella al Congresso dell'AIMMF del 9 novembre 2002

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Associazione Italiana dei Magistrati per i minorenni e per la famiglia
Via dei Bresciani, 32 00186 ROMA
Roma, 9.11.2002

Avrei con molto interesse partecipato ai lavori del Vostro importante Convegno, anche in considerazione del fatto che, come sapete, sono relatore alla Camera dei deputati sul Disegno di legge di riforma del Tribunale per i Minorenni.

Avrei volentieri partecipato più per ascoltare che non per dar conto dei miei convincimenti sulla riforma. Purtroppo, però, l’esame della legge finanziaria in corso alla Camera mi ha impedito di farlo. Tuttavia mi permetto di sottoporVi alcuni nodi che sono venuti al pettine nel corso delle discussioni in Commissione e sui quali la Vostra autorevole opinione potrebbe esserci d’aiuto. Come avete notato ho ritenuto di rallentare i lavori della Commissione proprio per acquisire indicazioni su taluni temi che non hanno trovato d’accordo gli operatori, ovvero richiedono ulteriori approfondimenti. Faccio un sommario elenco dei problemi che abbiamo al nostro esame: 1. Divisione tra il Tribunale Civile ed il Tribunale Penale dei Minorenni. Sono convinto che il percorso della devianza minorile richieda l’unità della giurisdizione, anche in relazione al rapporto tra il minore e la famiglia . Senonchè le soluzioni per realizzare questo obiettivo, che ha trovato molti concordi nel corso delle audizioni, sono le più diverse e per ciascuna di esse vi è una qualche controindicazione. Probabilmente la costituzione del Tribunale della famiglia sarebbe la strada ideale, ma le difficoltà maggiori provengono sia da ragioni strutturali ( spazi, personale, ecc. ). sia dallo spostamento delle cause, sin ora di competenza locale. presso il Distretto di Corte d’Appello: al che si oppongono gli avvocati delle sedi che verrebbero danneggiate. Si potrebbe allora ricorrere a sezioni specializzate lasciando l’attuale assetto sul territorio. 2. Esperti nei Tribunali civili e penali. La presenza dell'esperto costituisce un importante apporto conoscitivo, tecnico e specialistico all'interno di un giudizio che non può e non deve essere soltanto a carattere giuridico. Mi parrebbe opportuno perciò il loro mantenimento nei collegi sia civili che penali, tuttavia in posizione minoritaria. 3. Carceri minorili. E' vero che la presenza nei carceri minorili di soggetti condannati per reati commessi prima del diciottesimo anno, che scontano però la pena da adulti, può avere effetti fortemente negativi sugli altri detenuti, soprattutto se giovanissimi. Tuttavia lo spostamento al compimento del diciottesimo anno dal carcere minorile a quello per maggiorenni, avrebbe l'effetto di interrompere il processo rieducativo. Le soluzioni sono due: o, raggiunta la maggiore età, dovrà scontare la pena presso il carcere dei maggiorenni soltanto se egli rientra in carcere dallo stato di libertà, oppure si dovrebbero prevedere istituti specializzati per i così detti delinquenti giovani-adulti, per la fascia di età dai diciotto ai ventun anni. Se compatibile con le difficoltà strutturali, quest'ultima mi parrebbe la soluzione preferibile. 4. Messa alla prova. Suscita qualche perplessità l'esclusione dalla messa alla prova in relazione ai reati addebitati. Sembra meglio collegare la messa alla prova soltanto ad una prognosi di recupero. Senonchè, ci si dovrebbe orientare verso l'etica della responsabilità, accertando in ogni caso la responsabilità del minore e sospendendo soltanto la quantificazione della pena. 5. Imputabilità. Al disegno di legge del Governo è stata abbinata una proposta di legge parlamentare che prevede la fascia della minore età dai tredici ai diciassette anni. Sul punto la Commissione non ha un orientamento. Non c'è dubbio che oggi, per certi aspetti, i giovani sviluppino l'intelligenza più rapidamente. Per altri, però, la loro formazione è turbata dal tipo di società in cui vivono. Anche su ciò un Vostro orientamento sarebbe per noi di grande importanza.

Con gli auguri più sinceri di buon lavoro

On. Gaetano Pecorella