Giustizia minorile e imputabilità: tra propaganda politica e rischi per la Costituzione

Sta facendo discutere il nuovo disegno di legge varato in Consiglio dei Ministri in materia di giustizia minorile. Sebbene l’età minima di imputabilità resti fissata a 14 anni, il provvedimento introduce una novità rilevante per la fascia tra i 14 e i 18 anni: la presunzione di capacità di intendere e di volere, ribaltando l’onere della prova a carico della difesa.

Sia attraverso le pagine di Avvenire che ai microfoni del TG3, i vertici della magistratura minorile esprimono forti perplessità sul provvedimento.

Il riassunto dell’articolo di Avvenire

In un’intervista rilasciata a Viviana Daloiso su Avvenire, Claudio Cottatellucci (presidente dell’AIMMF – Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia) evidenzia le criticità della riforma:

  • Profili di incostituzionalità: La Corte Costituzionale (sentenza n. 2/2022) ha stabilito che la maturità di un adolescente va sempre valutata caso per caso e non può essere presunta a priori (artt. 2, 27 e 31 Cost.).
  • Misura propagandistica: I proscioglimenti per “immaturità” sono già oggi rarissimi: il DDL rischia di non risolvere problemi concreti, indebolendo il valore rieducativo del processo minorile.

Il commento al TG3

Anche Paola Ortolan, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Milano, è intervenuta al TG3 per analizzare l’impatto di queste norme sulla quotidianità dei tribunali e sottolineare l’importanza di non snaturare il modello rieducativo fondato sulla tutela e sulla comprensione del contesto giovanile.

Per approfondire:

Video del TG3: Guarda l’estratto dell’intervista alla Presidente Paola Ortolan direttamente su Instagram in questo Reel.

Articolo completo su Avvenire: Leggi l’intervista integrale a Claudio Cottatellucci direttamente sul sito di Avvenire.

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