ROMA – «L’unica cosa di cui non si sentiva il bisogno in questa vicenda così delicata e complessa è una contrapposizione manichea». A parlare è Claudio Cottatellucci, giudice del Tribunale di Roma e presidente dell’Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e la Famiglia. Di fronte al caso che ha scosso l’opinione pubblica, parte un invito netto: «Bisogna avere fiducia nel processo».
Presidente Cottatellucci, tutti si chiedono quale sarà ora il destino di questa famiglia divisa. «Cominciamo spiegando un punto fondamentale: il provvedimento adottato dal Tribunale dei Minori dell’Aquila è provvisorio. Dunque non c’è nessuna decisione definitiva di togliere i figli ai loro genitori. Leggendo il decreto, e basandomi sulla mia esperienza, direi che il tribunale ha fatto una “scommessa sulla trasformabilità” della situazione, individuando due punti critici: sono a rischio il diritto dei bambini alla vita di relazione e alla salute».
Cosa significa che il tribunale “scommette sulla trasformabilità”? «Significa che i giudici sperano ancora di attivare i genitori in senso positivo. Se ci si prendesse la briga di leggere le carte, prima di lanciare inaccettabili condanne sull’operato dei magistrati, apparirebbe evidente che si è tentato di percorrere la strada del recupero delle funzioni genitoriali. Purtroppo, finora, senza fortuna: il padre e la madre non si sono mostrati collaborativi».
L’istruttoria dura da oltre un anno. Sono state tentate altre strade prima dell’allontanamento? «Certamente sì, come si fa sempre in questi casi. Questi tredici mesi non sono stati un tempo morto. I tribunali iniziano con delle prescrizioni, che sono misure civili e non penali. Ma se le famiglie non le osservano, c’è poco da fare. Era stata richiesta una visita neuropsichiatrica per valutare la condizione dei bambini, ma è stata rifiutata. Anzi, in modo provocatorio, i genitori hanno chiesto 50.000 euro a figlio per consentire la visita. Quando ogni altra strada è sbarrata, si arriva a quel dilemma che nessun giudice affronta a cuor leggero».
Lei conosce la giudice Cecilia Angrisano, che ha firmato la decisione? «La decisione è stata collegiale, frutto di confronto, non del singolo. La collega è esperta ed equilibrata. Immagino quanto sia difficile questo momento per lei, ora molto preoccupata per l’escalation di odio e attacchi personali».
Attacchi provocati anche dagli interventi della politica? «Ho sentito parole inaudite, come “sequestro di persona”: uno stravolgimento dell’alfabeto giuridico minimo. Ci vorrebbe più rispetto per l’esercizio della giurisdizione. La sollecitazione del Ministero della Giustizia, l’annuncio di un’ispezione, il richiamo al referendum sulla separazione delle carriere… tutto questo non c’entra nulla ed è una fuga dalla complessità che non aiuta. L’esperienza di Bibbiano non ha insegnato nulla. Per fortuna il CSM ha aperto una pratica a tutela dei colleghi dell’Aquila».
Quale potrebbe essere ora la strada più giusta? «Questa famiglia ha un avvocato che sta suggerendo delle strategie e ha dieci giorni per proporre appello; c’è inoltre un curatore speciale che segue i minori. Non ci sono solo i giudici, c’è una platea di soggetti con un unico obiettivo: il benessere dei bambini. Sono sicuro che, con la collaborazione dei genitori, l’obiettivo verrà raggiunto».
Di seguito i collegamenti diretti ai servizi televisivi, radiofonici e ai documenti video relativi alla vicenda:
Servizi TV e Radio Rai
- Rai 3 – TG3 (Edizione ore 19:00 del 24/11/2025) Guarda il servizio su RaiNews.it
- RaiNews24 – Mattina 24 (Puntata del 27/11/2025) Guarda l’approfondimento (minuto -1:06:00)
- Rai Play Sound – “Il rosso e il nero” (27/11/2025) Ascolta la puntata
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